Scommesse non AAMS in Italia 2026: il prezzo che non compare nel bonus
Dati aggiornati al 31 Ottobre 2026, con le concessioni e i numeri di licenza verificati sull’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza dell’ADM (ex AAMS).

C’è una frase che torna in ogni discussione su un bookmaker «non AAMS»: la quota è più alta, il bonus è più grosso, loro non ti mettono i paletti. È vera a metà, e la metà falsa è quella che costa. Un operatore senza concessione ADM non rinuncia al proprio margine per generosità: rinuncia a tutto il resto — al registro unico degli autoesclusi, alla vigilanza dell’agenzia, al limite di deposito che scegli in registrazione, a un giudice italiano davanti a cui litigare. Quello che resta, in compenso, è l’articolo 4 della legge 13 dicembre 1989, n. 401, che l’ADM ha citato nero su bianco il 28 febbraio 2024: anche il partecipante alle scommesse organizzate da operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi.
Non è un avvertimento di facciata. È il perno intorno a cui gira questa pagina, e la ragione per cui la domanda giusta non è «quanto pagano di bonus» ma «quanto mi costa il posto in cui sto giocando».
Il meccanismo: cosa distingue un sito autorizzato da uno che non lo è
Chi cerca «non AAMS» cerca un elenco. La risposta utile è un criterio, perché l’elenco cambia ogni mese e il criterio no. In Italia il gioco a distanza con vincite in denaro è riservato ai titolari di concessione: l’ADM blocca dal 2007 i siti web privi delle autorizzazioni previste e lo dice nella sua pagina di risposte ai giocatori. Non è una questione di etichetta commerciale, è una condizione di esistenza giuridica del prodotto.
Il quadro normativo attuale è il decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41, «Riordino del settore dei giochi pubblici, a distanza», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 78 del 3 aprile 2024. La parola tecnica è «concessione», non licenza, e la differenza conta: una concessione si vince con una gara pubblica, non si compra a sportello. Il bando di settembre 2025 ha assegnato 52 concessioni a 46 società su 93 domande, a circa 7 milioni di euro per nove anni, e il nuovo regime è partito il 13 novembre 2025.
Il punto che sfugge a quasi tutti: la concessione è per sito, non per azienda. L’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza dell’ADM, consultato il 25 ottobre 2026, ha 52 righe con codici da 16000 a 16051, ognuna legata a un singolo dominio .it. Eurobet Italia S.r.l. ne gestisce tre — Eurobet, Bwin e Gioco Digitale — e non è un’anomalia, è la regola. Un marchio che conosci da vent’anni sul mercato italiano può avere la concessione, un suo presunto «gemello» internazionale no, e i due si assomigliano abbastanza da confondere.
Poi c’è la trappola dell’elenco, che vale la pena dire perché è il posto in cui i confronti fatti in fretta sbagliano. L’elenco non ha una colonna per i giochi. Un concessionario può detenere il diritto alle scommesse sportive, al poker e ai giochi di abilità, ai giochi di casino, al betting exchange e al bingo in qualunque combinazione. Stare su quella lista non dimostra da solo che il sito accetti scommesse sportive: lo dimostra il sito, lo dimostra l’app, non un foglio pubblicato dall’agenzia.
Da qui una conseguenza pratica che riguarda anche questa pagina. Il nome che compare in un confronto non è una concessione. Diverse testate pubblicano classifiche di «migliori bookmaker non AAMS» e i marchi elencati sono semplicemente i più visibili nelle ricerche, non i più regolari: la visibilità si compra, la concessione si vince a gara. Unbrand come Unibet, Betway, 1xBet e 22bet non figuravano tra le 52 righe del 25 ottobre 2026 — ed è esattamente il tipo di assenza che un lettore non ha modo di notare da solo, perché un sito offshore funziona benissimo fino al giorno in cui non funziona più.
Da qualche parte, in ogni pagina che promette «quote maggiori senza vincoli», c’è un’operazione aritmetica che nessuno scrive in grande. Un bookmaker senza concessione non versa la concessione, non paga la vigilanza, non finanzia i messaggi di gioco responsabile, non trattiene l’imposta unica. Sono risparmi reali, e non tornano indietro al giocatore: tornano al margine. La quota più alta che vedete è un’esca, e la parte migliore della pesca sta nel fatto che le regole italiane sul gioco non vi raggiungono.
L’inibizione dei siti non autorizzati e il ruolo dell’ADM
Il meccanismo dell’inibizione è più semplice di quanto sembri. L’ADM individua i domini che offrono o sponsorizzano gioco illegale e li reindirizza verso una pagina con un’apposita avvertenza, che segnala al visitatore come il sito richiesto sia sprovvisto delle autorizzazioni necessarie per raccogliere giochi in Italia.
La base giuridica è l’articolo 102, comma 1, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126. Chi fornisce connessioni Internet è tenuto a consultare costantemente l’elenco dei siti inibiti — un obbligo continuativo, non un adempimento annuale. Dall’aprile 2026 i siti inibiti vengono reindirizzati a sito-inibito-giochi.adm.gov.it al posto del vecchio indirizzo IP statico 217.175.53.72, ma entrambi i metodi restano attivi per un periodo di transizione. L’ultimo elenco consultabile era aggiornato al 13 ottobre 2026.
Il limite tecnico lo conoscono bene i giocatori: il blocco agisce a livello DNS, alcuni provider sono più lenti di altri ad applicarlo, e i mirror dei domini oscurati ricompaiono nel giro di ore. Un ordine del 2025 aveva portato il totale a 11.481 domini, e gli aggiornamenti del 2026 ne aggiungono decine o centinaia alla volta. Il risultato non è la sparizione del fenomeno, è una rincorsa permanente: la parola con cui il settore la descrive è «oscurati».
Chi ci guadagna da questa rincorsa non è il giocatore. Un sito che cambia indirizzo ogni poche settimane non ha alcun interesse a costruirsi una reputazione lunga, perché la reputazione presuppone di esserci tra due anni. E il costo ricade su chi ha lasciato lì un saldo.
Il conto più salato, però, lo pagano gli intermediari. Fornitori di connettività e prestatori di servizi di pagamento che violano l’obbligo di inibizione imposto dall’ADM rischiano una sanzione amministrativa da 30.000 a 180.000 € per ciascuna violazione accertata. È l’articolo 22 del decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41. Per violazione, non per anno, e il plurale è la parte che rende la cifra seria.
Vale anche la pena dire cosa l’inibizione non fa: non recupera nulla. Se un giocatore ha un saldo su un dominio oscurato, il reindirizzamento non gli restituisce l’euro, e non gli offre nessuno con cui discutere.
Normativa, vigilanza e giurisdizione: chi vi tutela davvero
Qui la differenza tra dentro e fuori smette di essere una sfumatura.
Una concessione ADM porta con sé quattro cose concrete. La prima è la vigilanza dell’agenzia: controlli, protocolli approvati, obblighi informativi. La seconda è il registro unico degli autoesclusi, di cui si parla più sotto. La terza sono gli strumenti di limitazione obbligatori, che un operatore autorizzato non può semplicemente decidere di non offrire. La quarta è un foro legale italiano: se nasce una controversia su un prelievo bloccato o un conto chiuso, c’è un tribunale competente e c’è un’autorità a cui rivolgersi.
Un marchio .com senza concessione non porta nessuna delle quattro. Non è una questione di simpatia: non è connesso al RUA, non risponde all’ADM, non è tenuto a fornire i limiti, e per una controversia su qualche centinaio di euro la strada — un contenzioso in una giurisdizione straniera — costa più di quello che si sta recuperando. Ragionevolmente, nessuno la imbocca.
La licenza estera è il pezzo di carta preferito dai siti che si presentano come «regolamentati». Curaçao, Malta, Anjouan: in Italia non valgono nulla, perché non sono concessioni italiane e l’obbligo di concessione non si assolve esibendo un’autorizzazione rilasciata altrove.
E poi c’è la parte spiacevole, che l’ADM ha scritto con parole sue il 28 febbraio 2024 nella nota in cui ricordava che pubblicizzare siti di gioco illegale è reato. La legge 13 dicembre 1989, n. 401 prevede l’arresto fino a tre mesi e un’ammenda per chi pubblicizza in Italia giochi e scommesse accettati all’estero. La stessa legge, come l’agenzia ha precisato, sanziona con ammenda e arresto fino a tre mesi il partecipante alle scommesse organizzate da operatori non concessionari.
Due precisazioni oneste, perché una pagina che esagera un rischio è inutile quanto una che lo nasconde. L’importo in euro dell’ammenda non è noto, e non sono noti casi concreti di giocatori perseguiti soltanto per aver piazzato una giocata. Non è una fattispecie che le forze dell’ordine inseguono casa per casa. È però la regola che un’autorità dello Stato ha enunciato per iscritto, e in una materia in cui il giocatore immagina di essere un cliente privato senza obblighi, sapere che esiste cambia il calcolo.
Nello stesso comunicato l’ADM aggiunge un altro tassello: pubblicizzare operatori privi di concessione può comportare per i media, oltre alle conseguenze penali, specifici provvedimenti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
C’è poi il versante dei pagamenti, che in genere sfugge. L’articolo 22, comma 1 del decreto 41/2024 prevede un regolamento, d’intesa con la Banca d’Italia, per impedire ai prestatori di servizi di pagamento di maneggiare denaro di gioco per conto di operatori senza concessione. L’entrata in vigore è però non confermata, e il «non confermata» è la parte che dovete tenere a mente: una misura scritta e non ancora operativa non protegge nessuno oggi.
Da qui in poi la pagina parla soltanto di concessionari. Non è una svista. Nominare un marchio senza concessione, descriverne il bonus, indicare come si deposita, significherebbe fare esattamente ciò che l’ADM ha spiegato essere reato — e non c’è nessuna ragione di farlo per il lettore, che ha bisogno del criterio per riconoscerli, non dell’elenco di chi sono.
Fondamenti del gioco legale: palinsesto, conto di gioco e cosa si può scommettere
Un bookmaker con concessione non può accettare qualunque scommessa. L’articolo 2, lettera s) del decreto 41/2024 definisce il «palinsesto» come il programma di eventi — sportivi, comprese le corse dei cavalli, e non sportivi — e di tipi di giocata predisposto dal concessionario e approvato dall’ADM, e una giocata può essere presa solo su eventi che stanno in quel palinsesto approvato.

La conseguenza è poco intuitiva ma centrale: gli eventi vengono aggiunti uno per uno. A settembre 2026 l’agenzia ha autorizzato la Setka Cup, con bet365 come primo partner secondo la stampa di settore. Non esiste un automatismo per cui un campionato appena nato entra nel palinsesto italiano: entra quando qualcuno lo mette dentro e qualcun altro lo approva.
Il prodotto centrale resta la scommessa sportiva a quota fissa, e la legge prevede accanto ad essa il totalizzatore, cioè la scommessa a montepremi. Che un marchio online proponga oggi i totalizzatori sportivi non è dato saperlo.
L’articolo 6, comma 1 elenca i giochi che possono essere offerti a distanza con la concessione: le scommesse a quota fissa e a totalizzatore su eventi sportivi, compresi quelli simulati, e su corse di cavalli; i concorsi pronostici sportivi e ippici; l’ippica nazionale; i giochi di abilità, le carte e i giochi di sorte a quota fissa; le scommesse a quota fissa con interazione diretta tra giocatori, cioè il betting exchange; il bingo. Ai sensi dell’articolo 6, comma 3 i vincitori della gara possono gestirne uno o più per un massimo di nove anni, senza rinnovo.
Quella del rinnovo mancato è una riga che vale più di quanto sembri in un mercato in cui gli operatori comunicano stabilità. Nove anni, poi si torna a gara.
I requisiti per partecipare non sono banali: una società di capitali con sede nello spazio economico europeo, un piano di investimenti e l’impegno ad applicare i limiti di deposito che l’ADM fissa nel bando, ai sensi dell’articolo 6, comma 5. E, durante la concessione, condizioni e regime fiscale restano fissi, come stabiliscono l’articolo 4, comma 3 e l’articolo 5, comma 3. Un operatore italiano non può svegliarsi domani con aliquote diverse per rifare i conti: la cornice è chiusa per nove anni.
Sport, virtuali e ippica: tre cose diverse che sembrano una
La legge tiene separato ciò che le piattaforme presentano insieme, e la separazione ha conseguenze economiche.
Le scommesse sportive a quota fissa sono il prodotto principale. I virtuali sono un’altra cosa: l’articolo 2, lettera v) definisce le «scommesse su eventi simulati» come quelle su eventi sportivi, ippici e di altro tipo generati al computer e mostrati tramite animazione o tramite un evento reale preregistrato, ammesse all’interno di una concessione per scommesse sportive. Le piattaforme dei concessionari hanno una sezione «Virtuali», e chi la usa sa che non sta guardando una partita.
L’ippica, poi, è due cose distinte nello stesso decreto. Le scommesse sulle corse dei cavalli, a quota fissa o a totalizzatore, stanno dentro l’articolo 6, comma 1, lettera a). I «giochi di ippica nazionale» — vincente, accoppiata, tris, quarté, quinté e simili, definiti all’articolo 2, lettera h) — stanno alla lettera c) e richiedono una concessione propria. Se un marchio accetti online i totalizzatori di ippica nazionale non è dato saperlo.
Il betting exchange è il caso più interessante e quello di cui si parla meno. L’articolo 6, comma 1, lettera e) lo ammette come gioco separato, e l’articolo 2, lettera u) ne spiega la natura: il giocatore può fare la parte del giocatore o del banco, e il concessionario si limita a metterli in contatto in forma anonima. Non è una scommessa contro il bookmaker, è una scommessa contro un altro utente. Betfair è descritta come la prima a proporlo, con concessione 16028, e la sua documentazione riporta regole aggiuntive per i conti sull’exchange italiano, come una puntata minima di 200 centesimi in passi da 50 centesimi; un articolo di settore del 2024 riferisce che sul vincitore non grava nulla, perché il prelievo cade sul concessionario. Quali marchi gestiscano oggi un exchange e con quali commissioni non è dato saperlo.
Un limite di cui nessuno parla: non esiste un tetto statutario in euro sulle puntate nelle scommesse sportive. Gli strumenti che vincolano davvero sono i limiti che il giocatore si dà e il limite di deposito che sceglie in registrazione. È un dettaglio che smonta l’idea che l’Italia sia un paese di paletti fissi: i paletti li scegliete voi, e il fatto che li scegliate voi è la ragione per cui interessano così poco a chi vi vuole cliente.
Il conto di gioco e l’identificazione
Aprire un conto di gioco italiano richiede un’identificazione piena, e le strade sono due.
La prima è la registrazione classica con invio di un documento. Admiralbet ne dà una versione dettagliata nei propri termini: fronte e retro di un documento valido in formato .pdf, .jpg o .png. La seconda è l’identificazione digitale. Admiralbet accetta SPID di livello 2, che richiede anche un codice temporaneo (OTP) e importa i dati automaticamente. BetFlag, per aprire il conto, rimanda alle procedure di identificazione con SPID e con CIE accanto alla registrazione classica, e ricorda che il gioco è vietato ai minori di 18 anni. Il CIE viene offerto da Goldbet tramite un fornitore SPID.
Senza SPID il conto va validato entro 30 giorni, altrimenti viene sospeso e i prelievi bloccati, come dichiarano le pagine degli operatori. È una scadenza che nella pratica miete più vittime di qualunque condizione di bonus: chi si registra di fretta per un evento del sabato, poi parte, poi torna tre settimane dopo e trova i prelievi chiusi.
L’età è fissata dalla legge italiana a 18 anni. L’articolo 3, comma 1, lettera a) del decreto 41/2024 mette la «tutela dei minori di età» tra i principi, e le condizioni di concessione includono l’esclusione dei minori dal gioco.
Qui la differenza con il fuori mercato si vede in controluce, e vale la pena dirla senza girarci intorno: l’obbligo di identificazione che a molti sembra una seccatura è l’unica ragione per cui, in una controversia, esiste un soggetto identificabile contro cui agire. Su un sito che non vi ha mai chiesto chi siete, non c’è nessuno da chiamare in causa.
Prevenzione e tutela: quanto vi costa non avere gli strumenti
Questa è, in euro, la sezione più concreta della pagina. Gli strumenti di limitazione non sono un servizio aggiuntivo che un operatore regala ai più prudenti: sono la differenza tra perdere quello che avete deciso di perdere e perdere quello che avete.

L’articolo 15, comma 1 del decreto 41/2024 elenca ciò che un concessionario deve fornire al giocatore: limiti di tempo, di spesa e di perdita scelti dall’utente; limiti sugli importi depositati in un periodo definito, fissati dal concessionario in base all’età e al comportamento del giocatore secondo protocolli approvati dall’ADM; messaggi automatici su durata e spesa del gioco; strumenti di autoesclusione, anche per categoria di prodotto; un canale di contatto aperto almeno cinque giorni a settimana, otto ore al giorno.
Il canale di contatto è la voce che si legge più in fretta e che pesa di più. Cinque giorni a settimana, otto ore al giorno, è un obbligo, non una cortesia. Fuori da quel perimetro, quel numero non esiste.
La cifra del limite di deposito che l’ADM fissa nel bando non è nota. Non è però la parte operativa: la parte operativa è che in registrazione il giocatore sceglie un limite settimanale o mensile, e che la meccanica è asimmetrica per costruzione. Admiralbet lo scrive nei propri termini: si impostano un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile; un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo 7 giorni.
Quella asimmetria è la cosa più intelligente che troverete in un conto di gioco italiano, e la ragione è aritmetica. Chi vuole spendere meno lo decide di sera e la sera stessa è protetto. Chi vuole spendere di più aspetta una settimana, e in una settimana la decisione presa dopo una serie di sconfitte ha il tempo di raffreddarsi. Non è gentilezza, è progettazione, e vale sette giorni di attesa.
Bet365 elenca tra i propri strumenti di gioco responsabile i periodi di pausa, i limiti di versamento, gli avvisi sull’attività di gioco e l’auto esclusione; per i residenti in Italia indica il Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo 800 55 88 22.
L’autoesclusione e il Registro Unico degli Autoesclusi
Il RUA esiste dal 2018 e ha una proprietà che nessun filtro domestico replica: l’autoesclusione registrata nel RUA si estende a tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia, indipendentemente dal concessionario presso cui è richiesta. E, come scrivono i concessionari nei loro termini, copre anche le sale fisiche.
Leggete quella frase una seconda volta, perché è il punto di tutta la pagina. Un giocatore che si è fatto escludere sul sito dove gioca non può semplicemente aprire un conto da un altro marchio italiano dello stesso colosso, né da un concorrente. L’articolo 15, comma 1, lettera e) impone gli strumenti di autoesclusione, anche per categoria di prodotto, per un periodo che sceglie il giocatore, e il registro li rende trasversali.
I periodi li scrivono gli operatori. Admiralbet prevede l’autoesclusione per 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia; dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni, o indeterminata con revoca possibile dopo 9 mesi. Una fonte di settore riferisce che le forme parziali di esclusione partono dal 1° febbraio 2026.
Chi ha letto quella riga con attenzione ha già capito la mossa. Sette giorni è il minimo, vietate le rievocazioni immediate; nove mesi per ripensarci su un’esclusione a tempo indeterminato, ed è un tempo che esiste apposta per non essere attraversato d’impulso.
Il RUA è anche l’unico strumento di questa pagina che un sito senza concessione rende inutile in modo diretto. I siti privi di concessione non sono collegati al registro, quindi un giocatore autoescluso che vi si registra non è protetto. È il caso più chiaro di costo nascosto che si possa descrivere: non pagate l’esclusione, semplicemente non vi segue.
Un’ultima voce, che è un costo per l’operatore e quindi merita di stare qui. Ai sensi dell’articolo 15, comma 2, ogni concessionario spende lo 0,2 % dei propri ricavi netti, per un massimo di 1.000.000 € l’anno, in campagne informative o di comunicazione responsabile su temi definiti da una commissione governativa. Il tetto di un milione dice quanto il legislatore consideri ampia la platea. Il fatto che l’obbligo esista solo per i concessionari dice il resto.
Valutazione e criteri: come si legge un bookmaker con concessione ADM
Prima di guardare dieci operatori, conviene fissare il metro. Un confronto tra bookmaker è utile solo se le colonne contengono la stessa cosa per tutti, e la prima colonna di questa pagina non è la quota di benvenuto.
Si parte dalla concessione, che è per sito e ha un numero. Poi dall’azienda concessionaria, che quasi mai coincide con il marchio che leggete a caratteri cubitali: Bwin fa capo a Eurobet Italia, Lottomatica a Goldbet Better Organization Italy, Betsson a Starcasino ad Azzurri Limited. Il nome vero lo trovate nella riga di licenza, non nello spot.
Il secondo elemento è il prodotto sportivo, e va letto in modo asciutto: quali mercati, quali sport, che tipo di giocate sono ammesse. Il terzo sono gli strumenti di tutela, che per un concessionario sono obbligatori ma non identici nell’interfaccia, e la differenza si sente nel momento in cui servono. Il quarto è l’accesso, cioè come si apre e si verifica il conto, perché è lì che si perde tempo o si perde il conto.
La tabella che segue mette a confronto i dieci operatori su queste voci.
| Marchio | Concessione ADM e concessionario | Cosa dicono i termini o le app dell’operatore | Limiti e tutela del conto |
|---|---|---|---|
| StarCasinò | n. 16026, Azzurri Limited (Starcasino.it) | l’app permette di scommettere sui principali eventi sportivi italiani e internazionali con varie tipologie di scommessa, accanto alle slot e al Live Casinò | — |
| Sisal | n. 16020, Sisal Italia S.p.a. (Sisal) | oltre 1.000 eventi al giorno e più di 15.000 eventi live, con diretta streaming gratuita su calcio, volley, tennis e basket; accesso al conto con Touch ID | — |
| Betsson | n. 16027, Azzurri Limited (Betsson.it) | scommesse pre-match e live su migliaia di eventi, con mercati 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo | — |
| SNAI | n. 16032, Snaitech Spa (Snai) | singole, multiple e sistemi, con risultato esatto, numero di goal, tiri in porta, cartellini e rigori, più la funzione Cash Out | — |
| Eurobet | n. 16012, Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale (Eurobet.it) | palinsesto da calcio, tennis e basket a Formula 1, MotoGP, baseball, volley, ciclismo, rugby, golf e scacchi, fino a spettacolo e politica | — |
| bet365 | n. 16030, Hillside (New Media Malta) Plc (Bet365) | Official Global Betting Partner della UEFA Champions League, con Premier League, Champions League, ippica, boxe, freccette, basket, golf e tennis, pre evento e live | pause, limiti di versamento, avvisi sull’attività di gioco e auto esclusione; Telefono Verde 800 55 88 22 |
| Goldbet | n. 16009, Goldbet Better Organization Italy S.p.a. (Goldbet) | schedine Live, Pre-match, Singole, Multiple e Sistemi su tutti i campionati di calcio e altri sport; il bonus di benvenuto si riceve scaricando l’app e registrandosi | identificazione anche con CIE tramite un fornitore SPID |
| Planetwin365 | n. 16007, Pwo S.p.a. (Planetwin365) | principali campionati nazionali ed europei (Serie A, Serie B, Coppa Italia, Serie C, Premier League, Bundesliga, La Liga), Champions, Europa e Conference League, oltre 20 tipi di sport con risultati in diretta | — |
| AdmiralBet | n. 16048, Admiral Bet S.r.l. (Admiralbet) | registrazione classica con documento in .pdf, .jpg o .png, oppure SPID di livello 2 con codice temporaneo (OTP) | limiti di ricarica, spesa e tempo su base giornaliera, settimanale e mensile: riduzione immediata, aumento dopo 7 giorni; autoesclusione 30, 60 o 90 giorni o a tempo indeterminato |
| BetFlag | n. 16008, Betflag S.p.a. (Betflag) | apertura del conto con SPID e CIE accanto alla registrazione classica; il gioco è vietato ai minori di 18 anni | — |
Il trattino non è un segno di pigrizia: è il posto dove una informazione specifica di quell’operatore non c’è, e riempirlo con la formula di un vicino sarebbe l’errore più facile di questa pagina. Nessun lettore ha bisogno di dieci righe identiche.
Quello che la tabella non dice, e che è la parte importante, è che i numeri di concessione sono stranamente ravvicinati. Da 16007 a 16048, con quattro caselle occupate da altri: significa che tutti questi marchi hanno vinto la stessa gara. Sono, letteralmente, la stessa generazione. Chi vi racconta che uno di loro è «il più affidabile» sta vendendo una gerarchia che non esiste in nessun elenco.
E poi c’è l’altra faccia della medaglia, che un confronto onesto deve dire: la concessione garantisce la cornice, non il prezzo. Due concessionari possono avere margini molto diversi, perché la concessione è per sito e la politica commerciale è libera. La tabella qui sopra è una mappa della regolarità, non della convenienza, e confonderle è l’errore che questa pagina esiste per evitare.
Il margine dentro la quota, e dove finisce il bonus
Un bonus di benvenuto è la voce che tutti guardano e la sola che non dice nulla sul costo reale del gioco. Il margine del bookmaker sta dentro ogni quota che piazzate, sempre, e non dipende dal fatto che abbiate un bonus attivo o no.
Il meccanismo è quello di un mercato visto dai due lati. Su un mercato a due esiti con quote 1,90 e 1,90, la quota di ritorno si calcola come 1 diviso la somma di 1/1,90 più 1/1,90, che dà circa 0,95: il mercato restituisce cioè il 95 % di quanto raccolto e trattiene il 5 %. Payout e margine sono la stessa cosa guardata da due parti, e il margine è il 100 % meno il payout.
Quei 1,90 su entrambi gli esiti sono un esempio costruito per far vedere il meccanismo, non una quota praticata da nessuno. Nessun operatore di questa pagina ha prezzi pubblicati su cui confrontarsi, e un numero inventato varrebbe meno di un numero assente.
Fatta questa premessa, l’aritmetica può dire qualcosa di utile. Prendete un giocatore che ha scelto un limite di deposito settimanale di 100 € e che punta quella cifra una volta sola su un mercato a due esiti, e ipotizzate che qualunque cosa succeda la rigiochi. Se il mercato restituisce il 95 % di quanto raccolto, il costo atteso di quell’attività è il 5 % del volume: su 100 € puntati, circa 5 € di margine lasciato al bookmaker.
Il punto è cosa diventa quella cifra quando la smettete di guardare una settimana sola. La stessa giocata ripetuta per un anno, sempre con lo stesso limite settimanale e sempre sullo stesso tipo di mercato, significa 5.200 € di puntate complessive e un costo atteso intorno ai 260 €: poco più di due settimane e mezza di quel limite, sparite in margine. Con un mercato che restituisse l’85 % invece del 95 % — e succede, sui mercati meno liquidi — il costo atteso sale verso il 15 %, cioè circa 780 € sulle stesse 5.200 € di puntate.
Sono stime, non previsioni: sono la media su molte giocate nelle ipotesi dette, e non dicono nulla su come andrà la vostra singola schedina, che può vincere o perdere senza che questo cambi di un euro il margine. Quello che dicono è dove finisce il denaro in aggregato, e perché il margine conta più del bonus.
Un bonus di benvenuto non cancella quel margine, lo anticipa e basta. La questione interessante, per un bonus, non è l’importo ma cosa serve per trasformarlo in saldo prelevabile: i requisiti di puntata, la quota minima ammessa, la scadenza, il tetto alle vincite del bonus. Nessun tetto statutario ai bonus e nessun tetto ai requisiti di puntata è noto, quindi ogni cifra dipende dai termini del singolo operatore — ed è esattamente per questo che va letta prima, non dopo.
L’altro pezzo da tenere a mente è che in Italia il bonus è un termine commerciale, non una categoria giuridica. Il Decreto Dignità, articolo 9 del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, convertito dalla legge 96/2018, vieta la pubblicità, non l’esistenza di un bonus: i due piani vengono continuamente confusi, e la confusione conviene a chi vuole far passare per vietato ciò che è semplicemente poco pubblicizzato.
I dieci concessionari in confronto: cosa costa ciascuno
Le schede che seguono descrivono dieci marchi con concessione ADM e sito .it. Non è una classifica e non è una raccomandazione: la concessione si vince a gara, l’elenco non ha una colonna per i giochi, e le offerte sono descritte come le raccontano i termini e le app degli operatori stessi. L’elenco non esaurisce il mercato: altri concessionari esistono, e un marchio assente da queste dieci schede non è per questo privo di concessione.
StarCasinò: la concessione che vive dentro un’app di casinò
StarCasinò opera con concessione ADM n. 16026, intestata ad Azzurri Limited, sul proprio sito Starcasino.it. La concessione è per sito, e il marchio è uno dei due che questa pagina incontra sotto la stessa società: la seconda è Betsson.
Il prodotto sportivo lo racconta la sua app: si scommette sui principali eventi sportivi italiani e internazionali con varie tipologie di scommessa sportiva, accanto alle slot e al Live Casinò. L’ordine in cui l’operatore presenta le cose è già un’informazione — il casinò viene prima, lo sport è il secondo motore.
Per un lettore che arriva da una ricerca sulle scommesse, la domanda è se il comparto sportivo sia stato costruito per chi scommette o per chi passa dal casinò. L’app dice «varie tipologie», non dice quali. Chi scommette seriamente sui mercati di nicchia farà prima a controllare il palinsesto nel momento in cui vuole giocare un evento preciso, perché è l’unico posto in cui quella risposta esiste.
Il verdetto sta nella struttura dell’offerta. Un marchio con l’anima nel casinò e un bookmaker dentro casa non è un posto per chi costruisce multiple ogni settimana; è un posto per chi gioca d’azzardo in senso ampio e ogni tanto vuole mettere una puntata su una partita. Detto senza cattiveria: il conto è lo stesso, la casa madre è la stessa, ma il centro di gravità è altrove.
Sisal: il banco che ha numeri da dire
Sisal opera con concessione ADM n. 16020, intestata a Sisal Italia S.p.a., sul sito Sisal.it.
Qui i numeri ci sono, e sono la parte migliore della scheda. L’app indica oltre 1.000 eventi al giorno per le scommesse sportive e più di 15.000 eventi live, con diretta streaming gratuita di partite di calcio, volley, tennis e basket. Sul fronte delle giocate, figurano la Scommessa DUO, la Supercombo, la Supercoppia, i mercati Goal, No Goal e Multigoal e le giocate su tiri in porta, rigori ed espulsioni; la funzione Cash Out permette di chiudere la giocata prima che l’evento finisca. L’app Sisal Matchpoint permette inoltre di accedere al conto gioco con Touch ID e di piazzare le scommesse da mobile.
Il numero che conta qui non è 1.000, è 15.000. Un catalogo live di quella dimensione è una scelta industriale: significa trader al lavoro mentre la partita si gioca, e significa che il prezzo live è costruito e ricostruito, non congelato. La diretta streaming gratuita è la parte che rende il live utilizzabile invece che cieco, ed è la ragione per cui molti live di altri operatori restano un esercizio di fiducia.
Il Cash Out merita una riga a parte, perché vendere prima non è gratis. Chi chiude una schedina a metà partita incassa una cifra che il bookmaker ha già margata, e il margine sul cash out è tipicamente più largo di quello sul mercato di partenza, perché l’operatore sta comprando da voi una posizione che lui conosce meglio. Funzione comoda, prezzo vostro.
Il verdetto sta nel catalogo live: chi scommette in diretta trova qui il posto in cui il mercato esiste mentre l’evento accade, e questa è una differenza che nessun bonus colma.
Betsson: la stessa concessione di StarCasinò, un altro sport
Betsson opera con concessione ADM n. 16027, intestata ad Azzurri Limited, sul sito Betsson.it.
L’app descrive scommesse pre-match e live su migliaia di eventi, con mercati come 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo. È un elenco ordinato, e l’ordine dice qualcosa: prima il risultato, poi il numero di reti, poi i marcatori, poi la combinazione.
Due marchi, StarCasinò e Betsson, con la stessa società dietro e due concessioni separate e distinte: è il promemoria più concreto del fatto che in Italia la concessione è per sito e non per azienda. Chi immagina che un gruppo «copra» i suoi marchi con un’unica licenza sbaglia, e chi verifica una concessione deve verificare quel dominio, non quella società.
I mercati elencati coprono il recinto standard del giocatore italiano: 1X2 per chi vuole il risultato secco, Under/Over per chi ragiona sul ritmo, Goal/NoGoal per chi legge la partita difensiva, marcatori per chi cerca il prezzo lungo, combo per chi impacchetta. Non c’è niente di esotico, e per la maggior parte dei giocatori non serve.
Il verdetto sta nella sovrapposizione: chi ha già un conto sull’altro marchio di Azzurri Limited non trova qui un prodotto nuovo, trova un catalogo ordinato con l’etichetta cambiata. La concessione diversa è un fatto giuridico, non una diversità di offerta.
SNAI: la quota lunga e il prezzo di uscirne
SNAI opera con concessione ADM n. 16032, intestata a Snaitech Spa, sul sito Snai.it.
L’app SNAI Sport offre scommesse singole, multiple e sistemi, con mercati sul risultato esatto, sul numero di goal, sui tiri in porta, sui cartellini e sui rigori, e la funzione Cash Out per chiudere le schedine prima della fine dell’evento.
La presenza dei sistemi accanto a singole e multiple è una scelta di prodotto che separa SNAI da chi propone solo le prime due: il sistema è la giocata di chi vuole copertura parziale, e chi lo usa sa che sta pagando l’assicurazione sotto forma di quota complessiva più bassa. Non è una scorciatoia, è un prezzo.
I mercati su cartellini, tiri in porta e rigori sono il segno di un comparto statistico costruito, perché sono i mercati in cui il bookmaker deve quotare un evento che non è il risultato e in cui l’errore costa. Chi cerca un prezzo su un dettaglio della partita lo trova qui con più probabilità che altrove, nello stesso elenco.
Il cash out torna anche qui, ed è la seconda volta in poche schede. Vale la pena essere chiari: due operatori che offrono entrambi il cash out non offrono lo stesso prezzo, perché la cifra dipende dal momento, dal punteggio e dal modello dell’operatore. La funzione è la stessa parola su due siti diversi.
Il verdetto sta nei mercati laterali: chi vuole giocare altro oltre al risultato trova qui un catalogo largo e regolare, ed è la ragione per cui chi sceglie SNAI di solito non lo fa per il bonus.
Eurobet: il palinsesto più largo del gruppo
Eurobet opera con concessione ADM n. 16012, intestata a Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale, sul sito Eurobet.it. La stessa società gestisce Bwin.it e giocodigitale.it: tre siti, un concessionario, e questo la dice lunga su quanto poco significhi «brand» in questo mercato.
L’app Eurobet Sport offre un palinsesto che va da calcio, tennis e basket a Formula 1, MotoGP, baseball, volley, ciclismo, rugby, golf e scacchi, fino a eventi di spettacolo (musica, cinema, tv e reality show) e di politica (elezioni).
Gli scacchi e le elezioni dicono più di quanto sembri. Un bookmaker che quota gli scacchi ha un ufficio trading che accetta volumi bassi in cambio di una copertura completa; uno che quota le elezioni sta dicendo che il suo palinsesto approvato non si ferma allo sport. Non è per tutti, ed è probabilmente il motivo per cui esiste.
Il rovescio prosaico: un catalogo così ampio su singoli mercati significa spesso prezzi costruiti su volumi attesi piccoli, e quindi margini non generosi su quelle voci. Chi scommette solo sul 1X2 di Serie A non toccherà mai questa parte del catalogo; chi cerca la Formula 1 o la MotoGP la troverà.
Il verdetto sta in quella larghezza, e vale la pena girarlo in negativo: un palinsesto che copre la politica è costruito per chi scommette su tutto, non per chi vuole il prezzo migliore sul calcio. Chi appartiene alla seconda categoria troverà qui una casa comoda e non necessariamente conveniente.
bet365: la concessione italiana dietro un marchio globale
bet365 opera con concessione ADM n. 16030, intestata a Hillside (New Media Malta) Plc, sul sito Bet365.it. Che la società sia maltese e la concessione italiana è la combinazione normale in questo mercato, non un’anomalia da segnalare.
Il marchio si presenta come Official Global Betting Partner della UEFA Champions League e offre scommesse su Premier League, Champions League, ippica, boxe, freccette, basket, golf e tennis, pre evento e live. L’elenco è internazionale per costruzione, e la Champions è il perno.
È anche il marchio indicato dalla stampa di settore come primo partner della Setka Cup, l’evento che l’ADM ha autorizzato a settembre 2026. Che un operatore finisca nel palinsesto approvato prima degli altri è una posizione che si conquista con i rapporti, non con il budget pubblicitario.
Sul fronte della tutela, gli strumenti di gioco responsabile di bet365 comprendono periodi di pausa, limiti di versamento, avvisi sull’attività di gioco e auto esclusione; per i residenti in Italia è indicato il Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo 800 55 88 22.
Il verdetto sta nella sbilanciatura internazionale del catalogo: chi gioca Premier League e coppe europee troverà qui il terreno naturale, chi passa le domeniche su Serie C e campionati minori guarderà altrove.
Goldbet: il bonus che arriva con l’app
Goldbet opera con concessione ADM n. 16009, intestata a Goldbet Better Organization Italy S.p.a. (GBO Italy), sul sito Goldbet.it. Il marchio è lo stesso che sta dietro Lottomatica.it, un altro caso di un nome commerciale diverso dalla ragione sociale.
L’app Goldbet permette di giocare schedine Live, Pre-match, Singole, Multiple e Sistemi su tutti i campionati di calcio e su altri sport; scaricando l’app e registrandosi si può ricevere il bonus di benvenuto. Sul versante dell’identificazione, Goldbet offre anche la via CIE tramite un fornitore SPID.
Qui il punto interessante non è l’importo del bonus, che il marchio annuncia e non quantifica in modo utile, ma la sua collocazione. «Scaricando l’app e registrandosi» lega il beneficio a un’azione precisa: installare l’applicazione. È una scelta di distribuzione travestita da promozione, e funziona: un’app installata è un canale diretto che nessuna email replica.
Chi non vuole installare nulla lo sappia, perché la differenza pratica è tutta qui. E chi installa, legga i requisiti di puntata prima di considerare quel bonus come denaro: finché il requisito non è chiarito nei termini, il valore è potenziale.
Il verdetto sta nella scelta del canale: questo è un operatore che ha deciso dove vuole il giocatore, e il bonus è il pedaggio che paga per portarlo lì.
Planetwin365: il calcio come prodotto, non come categoria
Planetwin365 opera con concessione ADM n. 16007, intestata a Pwo S.p.a., sul sito Planetwin365.it.
L’app copre i principali campionati di calcio nazionali ed europei — Serie A, Serie B, Coppa Italia, Serie C, Premier League, Bundesliga, La Liga — e competizioni come Champions League, Europa League e Conference League, oltre a più di 20 tipologie di sport con risultati in diretta.
Serie C dentro l’elenco è la riga che distingue questa scheda. Quasi tutti i bookmaker quotano i grandi campionati; quotare la terza serie italiana significa coprire un prodotto a basso margine e bassa visibilità, che si fa per fidelizzare un giocatore locale, non per attirare traffico internazionale.
I risultati in diretta su più di 20 sport sono il completamento logico: un catalogo largo senza aggiornamento in tempo reale è un catalogo inutilizzabile per chi gioca live. Il numero 20 riguarda le tipologie di sport, non i mercati, e la distinzione conta per chi cerca profondità invece che ampiezza.
Il verdetto sta nella scelta di presidiare il campionato minore: chi segue la propria squadra di Serie C trova qui un prezzo che altrove non esiste affatto, e questo vale più di qualunque bonus per una fascia di giocatori che altrove non viene servita.
AdmiralBet: la concessione più recente e la meccanica dei limiti scritta per esteso
AdmiralBet opera con concessione ADM n. 16048, intestata ad Admiral Bet S.r.l., sul sito Admiralbet.it. Il numero 16048 è il più alto dei dieci, e la cosa non è casuale: i codici arrivano fino a 16051, e questo marchio sta in coda all’elenco.
Sull’apertura del conto i termini sono insolitamente dettagliati: registrazione classica con caricamento di fronte e retro di un documento valido in formato .pdf, .jpg o .png, oppure SPID di livello 2, che richiede anche un codice temporaneo (OTP) e importa i dati automaticamente.
Il pezzo forte, però, è altrove. In registrazione AdmiralBet chiede di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile; un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo 7 giorni. E l’autoesclusione è prevista per 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia; dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni, o indeterminata con revoca possibile dopo 9 mesi.
Tre dimensioni di limite — ricarica, spesa e tempo — su tre orizzonti temporali è una griglia che la maggior parte dei giocatori non compila mai per intero, e chi la compila scopre una cosa: il limite di tempo è quello che nessun altro strumento sostituisce. Il denaro si conta, il tempo no.
Il dettaglio sui sette giorni per alzare un limite e sulla revoca dopo nove mesi è la parte che rende la scheda utile anche a chi non sceglierà questo operatore. È il comportamento di un concessionario che scrive per esteso cose che gli altri lasciano implicite, e vale come metro di confronto per tutti gli altri nove.
Il verdetto sta nella configurazione iniziale: la parte più preziosa della piattaforma sta in una schermata che si vede una volta sola, in registrazione, e chi la salta in fretta ha già giocato la sua carta migliore.
BetFlag: l’identificazione come biglietto d’ingresso
BetFlag opera con concessione ADM n. 16008, intestata a Betflag S.p.a., sul sito Betflag.it.
Per aprire il conto il sito rimanda alle procedure di identificazione con SPID e con CIE, accanto alla registrazione classica. Il sito ricorda inoltre che il gioco è vietato ai minori di 18 anni.
Qui l’operatore mette l’identificazione davanti a tutto, e la scelta ha una conseguenza pratica che vale più di una nota di marketing: chi apre con SPID o CIE non ha una copia del documento in attesa di verifica, quindi non rischia la sospensione a 30 giorni che colpisce i conti validati a mano. È una scorciatoia che elimina un problema futuro, non un problema attuale, ed è il tipo di dettaglio che si apprezza solo dopo averlo ignorato.
Le porte offerte sono tre, e la terza — registrazione classica — resta per chi non ha o non vuole usare l’identità digitale. Non è una differenza da poco in un paese dove una fascia di giocatori non ha mai attivato SPID.
Il verdetto sta nella scelta di mettere l’identificazione in prima riga: questo è un operatore che preferisce perdere qualche registrazione frettolosa e tenere conti che non si bloccano, e per un giocatore che preleva davvero è la promessa che conta di più tra quelle che una scheda può fare.
Il bonus di benvenuto e il Decreto Dignità: la regola che quasi nessuno legge bene
Il Decreto Dignità, articolo 9 del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, convertito con la legge 96/2018, è in vigore, e l’ADM lo ha citato il 28 febbraio 2024: è vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e internet.
L’AGCOM è l’autorità che lo fa rispettare, con una sanzione pari al 20 % del valore della pubblicità e comunque non inferiore a 50.000 € per violazione. Nel 2025 l’AGCOM non ha registrato sanzioni per violazioni del divieto, secondo le cronache di settore; il TAR Lazio, con ordinanza n. 15037 del 29 luglio 2025, ha rimesso alla Corte costituzionale la questione del minimo fisso di 50.000 €, e due rinvii alla Corte di giustizia dell’Unione europea sono pendenti — il C-421/24 sulla responsabilità delle piattaforme, il C-194/25 sulla necessità di notifica del divieto.
Un minimo fisso da 50.000 € che finisce davanti alla Consulta è il ritratto preciso di una norma severa e poco applicata. Non è un divieto che il mercato aggira: è un divieto che il mercato ha imparato a non sfiorare. Ecco perché in Italia non vedete pubblicità di scommesse durante una partita, e perché i marchi comprano visibilità con altre strade.
C’è poi la parte che il decreto stesso prevede e che nessuno cita: promuovere la pubblicità del gioco pubblico che serve al gioco sicuro e responsabile, e consentire al concessionario messaggi sociali o di gioco responsabile con il proprio logo, come prevedono l’articolo 3, lettera l), l’articolo 3, lettera m) e l’articolo 15, comma 3.
Il risultato è un paradosso utile: in Italia si può pubblicizzare la tutela ma non il prodotto. E il divieto, va detto, non riguarda l’esistenza dei bonus, riguarda la loro pubblicità. Un’offerta di benvenuto è legittima su un sito con concessione; quello che non è legittimo è urlarla in televisione.
Infine, una nota su una cosa che non è legge: una proposta di modifica alla legge di bilancio 2026, di iniziativa di Forza Italia, puntava a rimuovere il divieto per la pubblicità indiretta, come le sponsorizzazioni. Il suo esito non è stato trovato, e il divieto è in vigore alla data di verifica.
Le vincite e la tassa: chi paga davvero
L’operatore paga l’imposta unica sulle scommesse sportive a quota fissa, ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 23 dicembre 1998, n. 504, come modificato dalla legge di bilancio per il 2025: 20,5 % se la raccolta avviene sulla rete fisica e 24,5 % se avviene a distanza, calcolata sulla differenza tra le puntate e le vincite. Le scommesse ippiche a quota fissa pagano le stesse aliquote, mentre prima erano al 43 % e al 47 %. Le giocate sui virtuali, cioè sugli eventi simulati, pagano il 24,5 % sull’importo raccolto al netto delle vincite restituite.
Guardate l’ultima riga, perché è diversa dalle altre. Sulle scommesse su eventi simulati l’imposta non si applica alla differenza tra puntate e vincite ma all’importo raccolto al netto delle vincite restituite, e sono due basi imponibili diverse che producono due numeri diversi. Chi pensa che i virtuali siano «scommesse come le altre» sta sbagliando anche fiscalmente.
Una proposta nel «Decreto Sport» di portare le aliquote al 21 % e al 25 % non è entrata in vigore. Se i crediti di bonus entrino nella base imponibile non è dato saperlo.
Per il giocatore, invece, la regola è di quelle che semplificano la vita: le vincite pagate da un concessionario ADM non sono tassate in capo a chi le riceve e non si dichiarano, perché il prelievo cade sul concessionario. La stampa di settore, nel 2024 e nel 2026, parla di vincite «tassate alla fonte»: il giocatore incassa la somma netta e non dichiara nulla. È una ricostruzione riportata dalla stampa e non confermata su una pagina dell’amministrazione fiscale, quindi la conclusione onesta è la stessa che direbbe qualunque professionista: consultare un commercialista.
Sulle vincite ottenute da siti privi di concessione o esteri il discorso cambia, e cambia in peggio. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010, tratta le vincite online come «redditi diversi» ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera d) del TUIR, anche per i siti registrati o ospitati all’estero, tassabili ai sensi dell’articolo 69 del TUIR per l’intero importo ricevuto, senza deduzioni. La lettura pratica è: nessuna ritenuta, e una dichiarazione nel Modello Redditi PF o nel 730. L’aliquota IRPEF applicata non è nota.
Il quadro, per come si può ricostruire, va detto con le parole che gli competono: andrebbero dichiarate come redditi diversi secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate; non è consulenza fiscale.
Fermatevi un momento su questa asimmetria, perché è il costo meno pubblicizzato dell’intero fenomeno. Su un concessionario italiano non compilate nulla e ricevete il netto. Su un sito estero potreste dover dichiarare l’intero importo — non il guadagno, l’intero importo ricevuto — in un modello che presentate voi. La differenza tra un bonus del 50 % e questa riga di dichiarazione non si vede in nessun annuncio.
Ricariche, depositi e prelievi: dove il denaro entra ed esce
I «punti vendita ricariche» sono una peculiarità italiana che vale la pena spiegare, perché la maggior parte dei giocatori non sa da dove venga. L’articolo 13 del decreto legislativo 41/2024 li disciplina: l’ADM tiene un registro dei punti di ricarica, tabaccai e ricevitorie, che alimentano il conto online solo su richiesta del titolare dopo identificazione, con gli strumenti che il titolare ha già comunicato al concessionario oppure in contanti fino a 100 € a settimana in totale. Non possono pagare vincite né prelevare il saldo, e l’iscrizione al registro costa 100 € l’anno.
Due limiti in una riga sola, e sono entrambi vincolanti. Il tetto di 100 € a settimana vale in totale, cioè su tutti i punti di ricarica messi insieme, e la parola «totale» è quella che sfugge. Il divieto di pagare vincite è la seconda: il tabaccaio prende il denaro e non lo restituisce mai, per nessun motivo. Chi immagina di poter ritirare la vincita dallo stesso posto in cui ha caricato ha capito male il meccanismo.
Le rotaie che le pagine di confronto mostrano presso gli operatori ADM sono carte, PostePay e altre carte prepagate, portafogli elettronici come PayPal, Skrill e Neteller, Satispay, bonifico, voucher e ricariche in contanti in tabaccheria come SisalPay e Mooney. Ogni elenco specifico sta nei termini del singolo operatore. Sulle criptovalute presso i concessionari ADM la situazione è aperta, e nessuna norma che nomini le rotaie approvate è nota.
Sui prelievi, la verità è poco spettacolare: su un conto italiano il denaro esce verso un conto intestato alla persona identificata, e questa è la ragione per cui il prelievo è tracciabile e la controversia è possibile. Su un dominio oscurato la tracciabilità non è un problema del bookmaker.
Domande frequenti sulle scommesse non AAMS
Quali rischi si corrono su un sito di scommesse non AAMS?
Il primo è giuridico, e non è teorico: l’ADM ha dichiarato il 28 febbraio 2024 che anche il partecipante alle scommesse organizzate da operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi. A questo si aggiungono l’assenza di ogni tutela del conto e il rischio di ritrovarsi il dominio oscurato con un saldo dentro.
Come si verifica che un bookmaker abbia la concessione ADM?
Si consulta l’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato dall’ADM e si cerca il dominio .it, non il marchio: la concessione è per sito. Attenzione a un limite dell’elenco, che non ha una colonna per i giochi: la presenza su quella lista non dimostra da sola che il sito accetti scommesse sportive. Quello lo mostra il sito stesso.
Che cos’è il RUA e come funziona l’autoesclusione?
Il Registro Unico degli Autoesclusi, attivo dal 2018, estende l’autoesclusione a tutto il gioco online autorizzato in Italia, indipendentemente dal concessionario, e copre anche le sale fisiche. I periodi li fissano gli operatori: Admiralbet prevede 30, 60 o 90 giorni o il tempo indeterminato, e dal 1° febbraio 2026 dai 7 ai 270 giorni.
Che cosa vieta il Decreto Dignità in materia di pubblicità delle scommesse?
Vieta qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi e scommesse con vincite in denaro, su qualunque mezzo, internet compreso. L’AGCOM sanziona con il 20 % del valore della pubblicità e un minimo di 50.000 €, oggi davanti alla Corte costituzionale su rinvio del TAR Lazio del 29 luglio 2025. Il divieto non riguarda l’esistenza dei bonus.
Quali limiti di deposito si impostano su un bookmaker con concessione ADM?
In registrazione si sceglie un limite settimanale o mensile, e la meccanica è asimmetrica: un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo 7 giorni. Admiralbet chiede di impostare limiti su ricarica, spesa e tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile. La cifra del limite che l’ADM fissa nel bando non è nota.
Le vincite delle scommesse sportive sono tassate in Italia?
Sui concessionari ADM il prelievo cade sull’operatore — l’imposta unica è del 24,5 % sulla raccolta a distanza, calcolata sulla differenza tra puntate e vincite — e la stampa di settore riferisce che le vincite arrivano «tassate alla fonte» e non si dichiarano. Sui siti esteri l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 141/E del 2010, le tratta come redditi diversi: consultare un commercialista.
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